1.100 atleti al via più io

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Il punto di vista dell'ultimo arrivato.

di Roberta Gargano
Abruzzese convinta

Metti che una sera ti trovi a Miglianico, vivace paesino nelle colline teatine, metti che l’Abruzzo ti inebria, che il cielo è di un blu proprio blu, che tutti sono in pantaloncini e scarpe da corsa, che tuo marito è un fissato della corsa, che le ragazze al desk del ritiro dei pettorali sorridono a 36 denti. E metti che sei curiosa come una scimmia e vuoi sapere che si prova nel percorso di gara avendo passato un terzo della tua vita ad aspettare la tua dolce metà al traguardo, metti che corre Giuseppe Cruciani e che la tua amica si è già fatta il selfie con lui, che Antonio Razzi arringa le folle e i tuoi amici accennano il “vola vola” crozziano mentre si scaldano. E metti che sei l’unica della comitiva che non ha mai corso in vita sua, finisce che metti 7 euro sul tavolo e ti iscrivi alla gara.
Pettorale 829, - Poi lo attacco sul pigiama -, pensi, - e ci vado a dormire -.
Così mi sono ritrovata nella gabbia di partenza di una gara blasonata, di quelle che fa conoscere l’Abruzzo ben oltre i confini dell’Italia, saltellando sul posto per non essere da meno agli altri che si scaldano, confortata dalla vicinanza di una squadra di fashionissimi walker, - se loro camminano, cammino anch’io-.
Quello che vorrei raccontare sono 9 km di incanto, la pistola della partenza spara alle 20,00, i colori delle facciate delle case del piccolo centro storico che ospita la fiumana di gente che corre sono caldi, dopo i primi metri ci si ritrova immersi nei mille verdi della collina, gli orti, le vigne, i campi del grano tagliato, quelli forti corrono al ritmo del cardiofrequenzimetro, quelli che si divertono con un occhio all’orologio ed un occhio al paesaggio, gli amatori seguono il ritmo del loro entusiasmo, quelli “belli belli”, come me, chiacchierano accennando una marcia scombinata.
Mi accompagna nella passeggiata Vincenzo, uno degli organizzatori, per tutto il percorso mi racconta di come è nata la gara, la storia, gli aneddoti, i grandi atleti che sono passati, per tutto il percorso gli dico che hanno organizzato una cosa fantastica. Tutto il circuito completamente chiuso al traffico finché l’ultimo non sia arrivato, una strada che dolcemente scende e sale per la collina, percorso quasi completamente illuminato solo dalle fiaccole (ma dove si trova un percorso gara così nel mondo?), docce e punti ristoro gestiti con l’allegria e la gentilezza dei migliori abruzzesi: devo cominciare a correre solo per ritornare.
Poche le risorse economiche a disposizione dell’Organizzazione, hanno fatto la scelta di non ingaggiare atleti di nome, per i quali occorre gettone di presenza e rimborso spese, nessuno me ne sembra dispiaciuto, le persone corrono per loro stesse, per star bene con il proprio corpo e con quello che hanno attorno, arrivano per la bellezza del posto e per la sapienza dell’organizzazione, le star, se vengono, ne godranno anche loro.
Siamo stati doppiati dagli atleti della 18 km, li ho sentiti ansimare alle mie spalle, è bella la corsa quando l’uomo si misura con la resistenza, chiedono al fisico di superare il record della gara precedente, non li avevo mai visti così da vicino, il rumore del respiro sotto sforzo è assordante nel silenzio della campagna buia. Questo deve essere il suono della sfida.
Al traguardo battiamo il cinque, siamo ultimi ma ci abbiamo messo meno del tempo preventivato (e ho detto tutto!). Al fotofinish trovo mio marito, per la prima volta è lui che aspetta me, sorride beato: è arrivato prima di categoria, parte lo sfottò poi le risate al ristoro finale con cocomero e pane, olio e pomodoro. Pasta party con lo sponsor “la Molisana”, pastificio dal marketing accorto, che sa di aver contribuito ad un evento magico. Domani la cucino anch’io, così mi rimetto in forze!
Devo prendere in prestito le parole di Dino Vitullo, artista della comunicazione innamorato dell’Abruzzo, originario proprio di queste parti: “Passate da noi, regaliamo meraviglie”.



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