Una storia lunga cinquant’anni

di Michele Marescalchi

L’incarico da Mincone di gestire il cast degli atleti, un grande onore ma anche una battaglia e la fatica spesso di dire no con rammarico ai tanti che volevano partecipare, ma anche il thrilling di saper attendere l’ultimo momento per portare sulle strade di Miglianico il grande campione.

Michele Marescalchi

Michele è stato per tanti anni speaker iscritto all’albo della Fidale e opinionista sportivo in programmi televisivi. Ora divide il suo tempo tra gli impegni giornalistici e quelli di nonno per le sue due nipotine. Da diversi anni, di concerto con il gruppo sportivo Ades, si preoccupa dell’allestimento del cast degli atleti della Miglianico Tour.

Non sarà la più longeva ma sicuramente la Miglianico Tour è una delle corse su strada italiane che vanta lunga vita, un appuntamento che cade sempre nella seconda domenica d’agosto, data divenuta abituale per tanti appassionati della corsa, siano amatori o campioni.

Una grande festa del podismo che si rinnova anno dopo anno e trova sempre nonostante l’aumentare delle primavere e le tante concomitanze nuova linfa e maggior numero di partecipanti, un felice connubio tra sport, turismo e gastronomia dovuto all’ottima qualità organizzativa, alla calda accoglienza offerta ai partecipanti, un buon montepremi per tutti e un percorso gara sempre eguale nel tempo, dove tanti ritornano per rimisurarsi anno dopo anno.

Poi come non ricordare il fascino di una gara che vanta nel suo albo d’oro il meglio dell’elite mondiale della corsa, dove per una decina d’anni alla classica prova sui 18 km fù affiancato un circuito di circa 10 km dove le sfide e lo spettacolo offerto da tanti campioni sono stati spettacolari ed esaltanti. Poi, come avvenuto per tante altre manifestazioni, la crisi economica ha portato a scelte diverse e la minor disponibilità ha di fatto tolto la gara in circuito ripristinando anche per i campioni la presenza nella sola prova dei 18 km.

I ricordi sono tanti ed ebbero inizio nel 1991, ricordo che mi approcciai con grande timore e ansia alla Miglianico Tour, grazie all’amico Nicola Stella che suggerì il mio nome a Nicola Mincone, il grande timoniere della corsa abruzzese. Nell’ambiente della corsa si parlava dell’importanza di questa gara, delle sue qualità organizzative, del sempre altissimo cast di campioni al via, insomma un grande onore essere chiamati a presentarla.

Poi con il passare del tempo e degli anni è divenuto un appuntamento abituale tale da farmi cambiare anche le abitudini feriali, il tutto si organizzava in funzione della Miglianico Tour dove l’impegno professionale andava aumentando anno dopo anno.

Poi l’incarico da Mincone di gestire il cast degli atleti, un grande onore ma anche una battaglia, e la fatica spesso di dire no con rammarico ai tanti che volevano partecipare, ma anche il trilling di saper attendere l’ultimo momento per portare sulle strade di Miglianico il grande campione.

Quasi sempre la Miglianico Tour si trova concomitante con i grandi appuntamenti estivi dell’atletica, dagli Europei ai Mondiali e Olimpiadi, bisognava cercare chi prima o dopo, a seconda delle date, poteva essere disponibile. Ricorderò sempre con grande piacere e onore, l’aver portato a Miglianico il nostro campione Stefano Baldini dopo i mondiali del 95 di Goteborg (Svezia) reduce dalla finale dei 10000 mt (18° assoluto in 28’08”39, gara vinta da Gebrselassie su Skah). Una sfida che lui accetto. Ebbene quella sera del 13 agosto 1995 mezza Africa gli diede feroce battaglia, ad ogni giro era un allungo di uno dei tanti africani che volevano l’onore di battere un finalista dei mondiali.

Quella magica serata del 95 il grande Stefano tenne da “solo” testa a tutti e finì al terzo posto battuto solo dopo una lunga volata nell’ultimo giro. Cosi l’arrivo: 1° Koech Jonah (Ken) 30’36”5, 2° Chesire Mike (Ken) 30’41”7, 3° Baldini Stefano (Ita) 30’44”3, 4° Kiprono Josephat (Ken) 30.47.9, 5° Too Mark (Ken) 31’12”2.

L’anno successivo, subito dopo gli Europei, reduce dal quarto posto nella finale dei 10000 mt, Stefano Baldini dimostrò che quella mancata medaglia di bronzo, persa solo in volata, non gli avevo tolto la voglia di gareggiare. Vinse il circuito di Miglianico mettendosi alle spalle fior di campioni africani.

Ma di campioni Miglianico ne ha visti tanti, ma mai dimenticando il popolo della corsa, ovvero i quasi duemila amatori che sono la vera forza della manifestazione e che solo per loro, onde mantenere una tradizione che non venga meno, continua e vuole proseguire la sua storia.

Michele Marescalchi,
la “voce” della corsa, impegnato in una premiazione della 34ª edizione.