Una storia lunga cinquant’anni

di Nicola Marini

Tieni presente che non si tratta solo di una gara podistica. te ne accorgerai!.

Nicola Marini

Nicola è laureato in Scienze politiche, ha lavorato per dieci anni nella redazione de “Il Tempo” di Pescara e nel 1988 è passato in RAI, sede regionale dell’Abruzzo, dove attualmente è vice caporedattore.

Ero arrivato da poco in Rai, quando una calda mattina di agosto del 1988 il compianto Mario Santarelli mi passò a sorpresa il testimone della Miglianico Tour dicendomi “Tieni presente che non si tratta solo di una gara podistica, te ne accorgerai!”. Me ne sono accorto!

Per capire il vero spirito della Miglianico Tour bisogna, infatti, viverla da dentro soprattutto per chi come me veniva da un mondo lontano, quello del pallone, fatto di giocatori viziati, coccolati e strapagati. Da subito ho avuto la chiara impressione di essere atterrato in un altro pianeta tanto sono diversi i contenuti umani e sportivi che caratterizzano questo tipo di manifestazioni ed, in effetti, non bastano filmati televisivi o articoli di giornali per descrivere quello che accade a Miglianico la prima domenica di agosto di ogni anno, da ben quarant’anni. Non capita spesso, infatti, di vedere un intero paese mobilitato per ospitare al meglio tantissimi partecipanti provenienti da ogni regione d’Italia, contradaioli che organizzano punti di ristoro lungo il percorso per aiutare nella loro fatica campioni e podisti della domenica, bambini e disabili.

Insomma una festa dello sport unica nel suo genere che dispensa emozioni ai protagonisti ma anche al pubblico che la segue con grande partecipazione. Personalmente credo di avere avuto la fortuna, nei miei venti anni di Miglianico Tour, di seguire le edizioni più belle sotto il profilo tecnico, agonistico e spettacolare. Ripenso con nostalgia al mio “debutto” da cronista della Miglianico Tour, 23 anni fa, che coincise con l’entusiasmante duello tra Pizzolato e Bettiol, una sfida tra due grandi del podismo italiano che ha caratterizzato le edizioni della Miglianico Tour a cavallo tra gli anni 80 e 90. Entusiasmante è la parola giusta per descrivere quei momenti di grande sport allo stato puro.

In seguito sono arrivate le “gazzelle africane” che hanno dato una patente di internazionalità ad un evento sportivo che, nonostante spesso e volentieri coincida con Olimpiadi, Mondiali, ed Europei, è sempre riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nel caotico calendario degli appuntamenti podistici estivi.

La logica conseguenza è stata la spettacolarizzazione della Miglianico Tour grazie alla geniale idea del patron Nicola Mincone che si è letteralmente inventato la “maratonina dei campioni sotto le stelle” a corredo della corsa tradizionale del pomeriggio.

La partecipazione alla notturna di atleti di spessore internazionale quali Martin Lel, Daniel Kiprop e Rugut Kipngetitc ha dato grande lustro alla manifestazione ripresa lungo il circuito cittadino da telecamere fisse, posizionate in punti strategici, e da telecamere mobili, montate su moto, che hanno consentito agli appassionati di seguire in diretta sul maxi-schermo tutte le fasi più importanti della “corsa delle stelle”, rilanciata dai canali satellitari della Rai in tutto il mondo. Uno spettacolo allo stato puro che ha avvicinato a questa faticosa disciplina sportiva tanti ragazzi sempre alla ricerca di miti e di nuove emozioni. Sotto il profilo della promozione del podismo e dell’atletica più in generale credo che la Miglianico Tour abbia espresso in questo periodo d’oro il massimo delle potenzialità possibili.

Poi le ristrettezze del budget hanno costretto gli organizzatori a tornare ad una dimensione più... umana, lasciando, almeno per il momento da parte gli...extraterrestri, per non correre il rischio di dover interrompere una tradizione lunga quarant’anni.

In attesa di tempi migliori l’importante, comunque, è che sia rimasto lo spirito di sempre, quello stesso spirito e quella passione che all’inizio degli anni ’70 spinse un gruppo di podisti della domenica a creare dal nulla un evento che, nel corso di questi decenni, è diventato il vanto e l’orgoglio di un’intera regione.

Nicola Marini intervista,
per il Tgr della RAI, la prima classificata dell’edizione 2009, Anna Nanu.