La Miglianico Tour o il Miglianico Tour? Fu questo il principale dilemma di quanti, nel 1971, cercarono di capire cosa fosse questa strana gara, così diversa dall1italico pallone, così diversa anche dal ciclismo o da quelle altre gare che comunque la TV in bianco e nero, neppure ventenne mostrava in occasione delle Olimpiadi o di qualche rara manifestazione degna del notturno “mercoledì sport”. C’era solo la “Cinque Mulini”, ma quanti aspettavano quei due minuti in coda alla Domenica Sportiva? O quanti leggevano tutto, ma proprio tutto il giornale sportivo dal barbiere? Sicché il primo problema che appassionò i Miglianichesi era capire se era un “tour” o una “tour”. Ma poi, perché non chiamarlo giro?

Tour, questa strana francesizzazione fu licenza concessa, comunque, allo sparuto gruppetto di organizzatori radunato da un giovanottino milanese coi baffetti, quel Roberto Terenzio che era riuscito a coinvolgere oltre a parenti ed amici milanesi, abituè delle vacanze estive a Miglianico, qualche Miglianichese capace d’appassionarsi ad uno sport che non fosse il solito calcio o l’impraticabile (a Miglianico) tennis.

L’attesa di quell’8 settembre si risolse in un primo bagno di passione. Spontanea venne fuori la partecipazione, diversamente vissuta, non solo allo sconosciuto cimento agonistico sulle strade cittadine e su quelle polverose delle contrade, ma anche la partecipazione di tantissimi a dare una mano, senza che nessuno l’avesse chiesto. Erano giovani e meno giovani pronti a sacrificare un pomeriggio nelle postazioni di giuria lungo il percorso, contadini che, dovunque, organizzavano in proprio posti di ristoro, non proprio salutari, a base di vino più che di acqua, cittadiniche stavano lì se non altro a fare il tifo, ad applaudire, senza aver mai saputo prima cosa fosse il podismo.

Sembrava uno scherzo, uno dei nostri classici fuochi di paglia, un bisticcio di parole senza maschile o femminile: ed invece era nata la storia della gara podistica più antica e celebre d’Abruzzo. Il vero miracolo non era nell’organizzazione assolutamente approssimativa che reggeva l’evento ma nella partecipazione inattesa per quantità e passione di forestieri(cioè di chiunque non fosse esattamente nativo del nostro paese) e di miglianichesi. Il rumore di quelle povere scarpe da tennis, che oggi nessuno più indosserebbe neanche per andare in campagna, è stato la colonna sonora di questi trentatré anni di successo crescente ed inarrestabile.

Ci sono stati anni difficili, quando sembrava che tutto poteva svanire di colpo. Ma quella grande partecipazione di atleti della domenica, ripetendosi ogni anno, ha tenuto in vita la manifestazione, costringendo anche chi non voleva più a continuare nell’organizzarla. La corsa d’agosto, sistemata nel calendario internazionale alla seconda domenica d’agosto, è diventata così più grande di quel che ognuno potesse anche sperare allora, tant’è che molti nel mondo conoscono Miglianico solo per la sua corsa. Oggi vengono grandi campioni per la notturna del sabato dedicata a quel Walter Sallustio, che fu tra quelli coinvolti sin dall’inizio; c’è la diretta o la differita televisiva sul satellite; c’è una grande rassegna stampa a narrare le vicende della Miglianico tour.

Ci sono ancora due baffi, quelli di Nicola Mincone, patron della manifestazione, che disegnano la tensione dell’attesa e la gioia del successo ormai da tante edizioni, tanto da esser diventati emblematici. Ma la vera forza della Miglianico tour sta sempre in quel frettoloso pestare sudato di tantissime scarpette sull’asfalto delle nostre strade.

Alcune importanti particolarità rendono la Miglianico Tour una gara diversa da tutte le altre, anzi una serie di gare diverse, visto che si comincia con i più piccoli, ma davvero piccoli, passando per gradi, fino al giro unico dei 9 km, per arrivare alla classica dei 18 chilometri. Una su tutte vale da sola la sottolineatura. Per iscriversi si paga: ma chi arriva(cioè praticamente tutti) ha come ricordo un controvalore almeno doppio al saldo sborsato per partecipare. E poi c’è soprattutto quello stare insieme che va avanti, tra una coppa e una targa, fino a notte fonda, ben dopo le gare, quando non incalzano né i record né le classifiche ma si inseguono i profumi della pastasciutta, degli arrosticini, di cocomeri e meloni, del buon vino di Miglianico. A mezzanotte si chiude con una spaghettata “aglio, olio e peperoncino”, che ristora concorrenti ed organizzatori come nessun integratore, nessun massaggio, nessun riconoscimento possono fare. Ci si abbraccia, si intrecciano saluti. Si comincia ad aspettare la Miglianico Tour del prossimo anno.